Ci vuole Karma e sangue freddo Karma

Introduzione alla magia dello stupirsi

Che cosa ci rende vivi? Cosa distingue l’essere umano dal mondo animale? Le emozioni? No, perché le condividiamo con il mondo animale. Allora, qualcuno mi dirà correttamente, la capacità di pensare. E qui scatterebbe l’applauso se non fosse che … Questa capacità di pensare diventa troppo spesso …

Farsi troppe “seghe mentali” o più educatamente, espresso nel libro di Gianluca Gotto farsi portare in giro dall’Overthinking.Emozioni e pensieri sono molto collegati. È vero che noi esseri umani concettualizziamo e riflettiamo su ciò che accade. Sembrerebbe un super potere.

Lo è???

In generale, sì. Ci permette di scegliere, prendere decisioni, di andare in profondità nel comprendere gli avvenimenti, i meccanismi che regolano la vita. Ma esistono degli effetti collaterali. Questa capacità si trasforma in alcuni momenti in sofferenza, dolore, paura, …

Sembriamo una nave in balia delle onde. Sarà vero o è solo una sensazione?

In questo libro, Gianluca Gotto, dopo aver pubblicato il suo primo libro si prende la Dengue e … Il suo cervello inizia a sfarfallare come lo schermo di un computer. Inizia a pensare al senso della vita, non ne percepisce il senso, sente tanta paura, ma non sa per cosa. Si sente depresso.

La vita sembrava essere perfetta. Aveva creato il suo Blog che lo portava a essere sempre in viaggio insieme alla sua Claudia. Il libro fresco di stampa l’aveva raggiunto in Oriente dove da un po’ risiedeva.  Nulla riusciva a scalfire la sua depressione.

Tutti i pensieri lo stavano portando in profondità nelle sabbie mobili. Sensazione non così poco comune.

La vita gli aveva regalato tantissimi momenti che tolgono il respiro. Era grato per quello che aveva potuto realizzare alla sua giovane età, ma c’era comunque qualcosa che non gli quadrava. Ed è proprio strano che lungo il percorso di rinascita scopra che sia proprio il respiro, quell’atto semplice e dimenticato, a restituirci pace e vita.

Gianluca Gotto, in questo libro, ci racconta il suo viaggio personale, realmente accaduto. E ci guida attraverso un percorso fatto di paure, riflessioni e ricadute, insegnandoci che persino il dolore può essere trasformato in bellezza. Non posso dire che sia stata una passeggiata.

Si fa leggere bene, comprensibile, intenso, a volte pesante. Mi ha ricordato più volte la meditazione. Quel momento in cui sai tutto, sei consapevole che siano passi semplici, ma puntualmente la mente non riesce a seguire le istruzioni.

Respirare è l’unica cosa che conta, eppure non sappiamo farlo. Almeno, non consapevolmente.

Quanto spesso ti concedi di respirare davvero, con la mente e il cuore aperti alla meraviglia del momento?

Le intenzioni: il cuore del nostro karma

Gianluca Gotto trova le sue risposte grazie all’incontro con il buddhismo. Un incontro non immediatamente proficuo, ma che nel tempo fa scattare una scintilla. Un fuoco dentro che viene alimentato dal respiro.

Tutto avviene grazie a una serie di ritiri spirituali che permettono all’autore di cambiare punto di vista. Ognuno di essi è un piccolo passo verso il Nirvana. Nessuna teoria. Tantissime storie che lo attraversano come delle strisce pedonali in mezzo a un ingorgo di traffico.

Ci trova dentro quelle di persone che come lui si sono cadute e poi si sono rialzate, più forti di prima. Quelle che hanno saputo vedere il cielo e non concentrarsi sulle nuvole.  Questa del cielo e delle nuvole è proprio una delle tantissime altre legate ai koan Zen.

Piccoli aneddoti che stupiscono per la forza disarmante che producono in lui. Sono sorprendentemente semplici come struttura. Sembrano a volte senza alcun significato, ma … Quando all’improvviso la persona si sveglia capendone il senso si trova travolta.

Forse per questa ragione segnano maggiormente.. Al centro del cuore e del cervello. E di questi aneddoti ne racconta tantissimi, perché per una parte della vita la percorre seguendo le orme di Kento, un monaco.

Grazie ai suoi insegnamenti, riesce poco alla volta a riprendere le redini del proprio mondo e riassaporare il gusto di vivere. Uno dei concetti che associo a questo personaggio è il messaggi “Just be” che dice a una donna in preda a un attacco di panico.

Riesce a non sentire il peso di “dover” aiutare. Si manifesta rilassato e tranquillo, perché sa di fare ciò che può e sa che nessuno gli sta chiedendo di essere più di quel che è. Sa inoltre che la mente umana è strana. Sa creare casini da sola più di quanto non glieli crei ciò che accade all’esterno.

Riesce così a mantenere una calma olimpica e a esserci (essere presente) senza giudizio (è di fronte a diverse persone), dicendole una cosa che prima dei corsi di Intelligenza emotiva, non avrei mai pensato di poter dire “lasciati attraversare dalla paura”.

Essere disponibili a lasciarsi attraversare da un’emozione ne spegne in buona parte l’intensità. Lo sostiene, non a caso, anche Six Seconds grazie al primo studio su questo tema, fatto da Matthew D. Lieberman nel 2007 :

“Putting Feelings Into Words: Affect Labeling Disrupts Amygdala Activity in Response to Affective Stimuli”.

Ma come si fa a far sì che ciò possa accadere? Qui, Kento è molto chiaro. Il Karma non sempre è favorevole. È innegabile che nascere in una famiglia di alcolisti sia più complesso di nascere in una famiglia dove l’alcool non sia un problema.

Dall’altro lato, sostiene che tutto dipende in ogni caso da come utilizziamo ciò che ci accade. Non possiamo scegliere di aver o non avere una malattia. Fa parte del gioco della vita che queste cose accadano anche a prescindere da come ci siamo comportati.

Non esiste nel Buddhismo l’idea di colpevolezza, di avere peccato, un espiare le colpe. È presente l’idea di prendersi una responsabilità di agire con quel che ci succede. E così fa Kento in tutte le occasioni in cui serve.

E così fa l’autore dopo aver imparato a meditare e a fidarsi del potere dell’intenzione per far accedere al Karma positivo. Secondo il Buddha, gli ricorda Kento in più occasioni lungo tutto il libro: “Tutto parte da un’intenzione”.

Il karma è figlio delle nostre sane intensioni. Anche se spesso viene ridotto a un concetto di causa ed effetto, può essere rappresentato dall’interconnessione tra pensiero, parola e azione. Come lui stesso scrive: “Retta intenzione + retta parola + retta azione = karma positivo”.

La nostra società occidentale, dualistica, basata su concetti di banco e di nero, senza puntini che contagino gli opposti, ci fa credere che i pensieri siano privati e per certi aspetti innocui, che il nostro mondo interiore sia un luogo inviolabile e debba rimanere privato.

Ma, ed è un ma molto forte, il buddhismo ci regala una visione opposta: ogni pensiero è un atto che riverbera nell’Universo, ha effetti su di esso. Anche quando ciò che pensi tocchi solo te, in realtà toccata tutte le persone che stanno intorno e in senso lato, ogni tuo pensiero tocca il mondo intero.

Se ognuno si prendesse responsabilità delle proprie intenzioni, il mondo sarebbe un posto migliore. Domandiamoci quindi sempre: “Come ti relazioni con te stesso quando nessuno ti vede?” Sembra una domanda da bambino, ma è una domanda potente.

Ricordiamoci, come ci suggerisce Gianluca Gotto, di arricchire il mondo ogni giorno, ogni volta che possiamo. E per farlo bisogna coltivare pensieri gentili e compassionevoli. Sentire ciò che l’altro sta sentendo e agire in aiuto quando questo aiuto sia richiesto e utile per la risoluzione della sofferenza.

Quindi, è importante domandarsi sempre, ogni giorno, quanto del nostro (mio o tuo a seconda del punto di vista) pensiero quotidiano è orientato verso ciò che desideri davvero essere?

Compassione e libertà: l’antidoto alla sofferenza

Certo, sembra più facile a dirsi che a farsi. Come possiamo arricchire il mondo e togliere sofferenza? Spesso, anche solo lasciare il posto a una persona anziana apre discussioni a non finire. Anche quando ero scout negli anni 90’ succedeva spesso di sentirsi aggrediti.

A me e ai miei compagni di clan, sembrava una buona azione. Il punto di vista del nostro interlocutore non sembrava darci ragione invece. Eppure, Gianluca Gotto ci ricorda che l’unica cosa che disinnesca la sofferenza nel mondo è proprio questo lasciarsi attraversa dalla compassione.

Sembra essere la chiave per disinnescare la sofferenza propria e altrui. Non significa vivere sentendo quel che l’altro vive sempre. Per i Buddhisti è impossibile aiutare se si vive la stessa emozione che vive chi soffre.

Ma nemmeno essere immuni al vivere l’emozione degli altri può funzionare. Egli ci invita a guardare oltre le superfici, a osservare con attenzione le vite altrui. Anche il gesto più banale può diventare un’occasione per comprendere il dolore nascosto negli altri.

In un passaggio per me toccante, mi ricorda che persino la rabbia può trasformarsi in compassione, se scegliamo di vedere l’umanità in chi ci fa del male. “L’odio non è mai placato dall’odio, ma è placato dalla gentilezza. Questa è una verità eterna.” Serve saperla vedere al di là dell’odio che può nascere.

Gianluca Gotto qui cita il Buddha e ammette quanto sia anche per lui difficile assecondare sempre questo principio. Ma quando riesce a mantenersi coerente, scopre una sensazione di liberazione e comprende il potere insito nel suo suggerimento.

Come sarebbe la tua vita se guardassi agli altri con occhi più compassionevoli?

Il potere della retta parola

La parola, nel buddhismo e non solo, è uno strumento di grande potere. Sapete quanto anche a me piaccia scoprire parole e dare potere a esse. Il Buddhismo, secondo l’esperienza dell’autore, descrive la retta parola come una manifestazione di intenzione sincera, gentile e accurata.

Attraverso il suo racconto, scopriamo che le parole possono trasformare i pensieri in azioni, creare connessioni profonde o dissipare il caos. In un aneddoto personale, Gianluca Gotto racconta di come abbia imparato a chiedere con gentilezza e reale intenzione: “Come stai?”

Si tratta di una domanda semplice, spesso sottovalutata, anche perché detta con voce superficiale, che può aprire un mondo di storie e di umanità. Qui la retta parola si unisce a una reale intenzione e produce un karma positivo che alimenta l’altro, il mondo e … noi stessi.

Le tue parole riflettono davvero chi vuoi essere? Questa è una domanda chemi tocca nel profondo. Scrivo e parlo in modo coerente con ciò che vorrei essere? Non sono certo della risposta, ma sto cercando di approfondire per potere avere un’idea dell’impronta che lascio nel mondo.

La legge dell’attrazione e l’intenzione pura

Gianluca Gotto affronta la tanto discussa e popolare idea della legge dell’attrazione. Ci racconta che il buddhismo ne offre una versione differente. Non crede che concentrarsi su un mantra e un obiettivo specifico che generi aspettative specifiche possa funzionare. Anzi.

Il Buddhismo concentra la propria idea di legge dell’attrazione evitando l’approccio ossessivo e orientandosi verso il desiderio di coltivare intenzioni rette e amorevoli. È l’amore, non la brama, a creare felicità. E, soprattutto, la serentià.

L’approccio Buddhista è disarmante nella sua semplicità: “Il miglior modo per arricchirsi è non desiderare di arricchirsi, ma fare del bene all’Universo.” Ogni azione dovrebbe avere questo scopo. E ogni volta che ci allontaniamo dalla retta azione, dovremmo rifletterci.

Questa filosofia non solo ci aiuta a vivere con maggiore serenità, ma ci libera dal peso delle aspettative e dalla paura del fallimento.

Come cambierebbe la tua vita se lasciassi andare il bisogno di controllo dei risultati e di raggiungere ciò che ti aspetti ti renda contento e ti dedicassi a ciò che è meglio per te, per gli altri e per il mondo?

Rituali di presenza e connessione, stato di flusso

Forse, sembra troppo grande come domanda. Proprio per questo la lascio quasi a introduzione del capitolo sulla presenza e sull’idea di connessione. Gianluca Gotto ci ricorda che non dobbiamo fare gesti eclatanti.

Basta concentrarsi su pochi gesti, alcuni anche rituali in modo da renderli semplici e facili da mettere in campo. Anche un pasto consumato con lentezza, la preparazione del caffè o una semplice passeggiata.

Ogni momento può diventare un’opportunità di meditazione mantenendo la presenza può fare una differenza nel mondo. Sembra che la presenza impatti solo su noi stessi. In realtà, ci mette in contatto con le nostre sensazioni ci fa dialogare in modo più autentico con noi stessi e le persone intorno.

Può contribuire a far sì che gli altri si ispirino a noi alimentando la loro stessa presenza.

“Il tempo è tempo, sempre. Ogni istante è un dono unico e prezioso, perché non tornerà più.”

Essere presenti ci aiuta a percepire il tempo dandogli una sua importanza. I rituali ci danno una grande mano nello scandire bene il tempo. Lo stesso pulire il portico o una sala può diventare un invito a vivere con consapevolezza.

Così come mangiare lentamente, può farci assaporare non solo i sapori, ma anche il senso della vita stessa. Concedendoci una pausa, impariamo a respirare e a lasciar andare ciò che ci appesantisce. Il vuoto diventa il passaggio per lasciarci attraversare dalle emozioni che ci toccano nel profondo.

Essere presenti a noi ci aiuta a entrare più facilmente in stato di flusso. Questo stato è facilmente assimilabile a quando ci immergiamo in un’attività talmente tanto da non sentire né il tempo né la fatica.

I rituali quindi ci possono aiutare anche ad avvicinarcisi il più possibile. Infatti, molto di questo stato arriva attraverso i rituali presenti nello yoga, nel tiro con l’arco o quando si decide da fare una semplice passeggiata in un luogo che ci accoglie pienamente.

Citando Csíkszentmihályi, Gianluca Gotto sottolinea che il flusso nasce da un equilibrio perfetto tra sfida e abilità che abbiamo per affrontarla. “Quando tiri con l’arco, tiri con l’arco. Dimentichi te stesso e diventi l’intera esperienza del tiro con l’arco.” Questa è la magia del vivere pienamente.

Quando è stata l’ultima volta che hai perso il senso del tempo perché eri completamente immerso in qualcosa? Quanto è stato bello?

La saggezza del cambiamento

Forse il più grande insegnamento di Gianluca Gotto è l’accettazione dell’impermanenza, un concetto che noi occidentali facciamo fatica a comprendere nel profondo. “Ogni cosa che esiste è tutto ciò che esiste. Nessun inizio, nessuna fine. Tutto è uno, tutto è interconnesso.”

Con queste parole, ci invita a lasciare andare il passato e a vivere nel presente con apertura e gratitudine, perché noi siamo il cambiamento e già dopo un secondo possiamo dirci cambiati anche se non ce ne rendiamo conto. È come un fiume. Sembra uguale, ma in ogni momento l’acqua presente non è la stessa di qualche secondo prima.

Grazie a questo concetto di impermanenza, Gianluca Gotto trasforma il dolore per la perdita della sua cara nonna in un atto di amore universale. Non si concentra sulla perdita, ma sul valore della persona che amiamo e che grazie al nostro ricordo non scompare, ma rimane viva con lui.

In che modo puoi accogliere il cambiamento come una parte naturale della tua esistenza? Come puoi renderti conto che il cambiamento è dentro di te anche quando non te ne rendi conto?

Conclusione

Come sempre le conclusioni sono sempre uno dei momenti di scrittura per me più difficili. Cosa richiamare di quanto espresso? Cosa veramente è importante per me che il lettore rilegga in sintesi? Qui tutto sembra importante. Il punto di vista forse cambia solo per la singola persona.

Per questa ragione, lascio la mia versione dei fatti. Quel che ha lasciato a me. Quel che ho percepito davvero risuonasse nelle corde della mia vita.

Gianluca Gotto mi ha fatto scoprire un modo molto intimo e personale di vivere il Buddhismo. Sicuramente dei vari filoni di Buddhismo, quello Zen è quello che si accorda meglio con la mia essenza.

Ho trovato tantissimi spunti e ho scoperto che tante tecniche che propongo derivano proprio da esso.  In questa concezione, vivere non significa solo esistere, ma scegliere consapevolmente chi vogliamo essere, momento per momento.

Le sue parole, dense di umanità e vulnerabilità, mi hanno mostrato che anche nelle cadute si nasconde una possibilità di rinascita. Si può rinascere singolarmente e tutti insieme. Serve accordarsi. Un po’ come essere in un’orchestra.

Qui, elenco alcuni dei punti chiave da ricordare per trovare una possibile strada comune:

  • La capacità di stupirci è una forma di respiro interiore che ci illumina la vita.
  • Ogni intenzione che coltiviamo plasma il nostro karma e il nostro destino grazie alla scelta di rette azioni.
  • La compassione non è debolezza, ma forza che libera dalla sofferenza e produce benessere.
  • Le parole rette hanno il potere di trasformare la nostra realtà. Qui il costruttivismo farebbe un bell’applauso.
  • Lasciare andare il bisogno di controllo ci permette di vivere con più serenità, perché darebbe maggiore spazio allo stato di flusso.
  • I piccoli rituali quotidiani sono un allenamento per la presenza consapevole e per facilitare il raggiungimento di un buon stato di flusso.
  • Lo stato di flusso è l’esperienza diretta dell’unità con il tutto. Quando lo viviamo è proprio quel che ci lascia come sapore esperienziale.
  • L’impermanenza è una verità da accogliere con gratitudine e apertura, perché fa parte della vita che non è in nostro potere controllare.
  • Formula del Karma: Retta intenzione + Retta parola + Retta azione = Karma positivo

Grazie ancora Gianluca Gotto per quel che mi hai trasmesso in questo libro profondo e leggero, come raccontato dallo stesso titolo. Non so se diventerò buddhista. Sicuramente prenderò spunto dagli insegnamenti buddhisti per farli diventare parte della mia vita.

Vediamo tra un po’ di tempo che sarà “successo”.

Ora tocca a te … Che cosa stai facendo oggi per onorare il dono della tua vita? Ti va di unirti a me negli allenamenti per diventare più consapevole e più presente?

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