Formazione Esperienziale & Coaching

23/05/2016

Il talento è la mia ossessione. Amo i talenti miei. Quelli che sono in grado di riconoscere. Sana curiosità, impegno, creatività. E amo ancor di più quelli degli altri. Mi affascinano. Mi incuriosiscono e mi insegnano. A volte riesco a farli miei almeno con l’immaginazione e per quanto sia breve e, a volte, non mi serva per nulla di pratico, mi lascia una bella sensazione. Forse è questa sensazione che mi guida quando sviluppo il design di una formazione o di un percorso di coaching. Mi immagino già la faccia soddisfatta del partecipante. Dopo sforzi, sudore, nervosismo, lo vedo riuscire a trovare la chiave di volta per realizzare lo scopo che ha in testa e ciò svela a volte un suo talento nascosto. Un talento che non sapeva di avere. Un talento che è in grado di aprire nuove opportunità, nuove opinioni e così nuove azioni e nuovi risultati. Chi conosce un po’ di coaching ontologico sa che uno degli approcci più diffusi è quello di derivazione costruttivista. Ogni persona costruisce nel tempo attraverso gli occhi dei propri genitori, dei propri insegnanti e di tutte le figure che tendono a rappresentare punti di riferimento, delle opinioni sul mondo. Queste opinioni determinano possibili azioni che a loro volta conducono a dei risultati. Se i risultati ci soddisfano. Ci sentiamo soddisfatti, se non ci soddisfano invece possiamo iniziare a cambiare le azioni. A volte, però, le azioni da sole non riescono cambiare la nostra situazione e lì entrano in gioco le nostre opinioni. Da quelle più superficiali a quelle più profonde. La formazione di opinioni nuove è pertanto la chiave d’accesso al cambiamento personale.

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Immaginiamo di essere stati cresciuti pane e “dovevi fare di più” o “hai fatto la metà di quello che dovevi”. Ogni volta che mi avvicino a una sfida, qualunque esito io abbia, la mia testa produce un ritornello che “stranamente” assomiglia alla frase che ormai ho introiettato. La sensazione che ne ricaverò sarà sempre quella di non aver fatto abbastanza o di aver fatto addirittura solo la metà, come da copione. Come si interrompe un meccanismo così radicato, considerando che non genera poi risultati così pessimi? Anzi a volte ci permette anche di vincere… Ma la sensazione che ne ricaviamo è sempre di insoddisfazione. Il coaching e la formazione contribuiscono in modo diverso al raggiungimento di vari obiettivi che possono permettere alla persona di riconoscere il meccanismo depotenziante e di ristrutturarlo introducendo altre credenze e altri messaggi molto più sostenibili e arricchenti. A volte, il primo risultato che si otterrà è un obiettivo raggiunto meno bene. La cosa ci arricchirà è l’incredibile sensazione di soddisfazione intrisa della felicità di sentirsi per un momento liberi di scegliere di essere soddisfatti davanti a ciò che si è fatto con le risorse a disposizione.

In questo clima di libertà emotiva, di poter scegliere di essere felici, tristi, disgustati per le cose che ci accadono, i talenti vengono fuori e producono i loro effetti. Ad esempio, la paura di parlare in pubblico a volte ci viene insegnata. Magari nel passato, ci hanno detto alcune frasi negative e molto ben assestate sulla nostra incapacità o incompetenza di parlare e comunicare (“Non sei bravo a parlare” o ”gesticoli troppo”), può impedire al nostro corpo di provare piacere nel trovarsi in mezzo a un pubblico e questo può impedisce al nostro talento di esprimersi. Per liberare questa energia, che chi fa da osservatore vede, percepisce, ascolta, serve rompere alcune abitudini e le opinioni che si sono costruite nel tempo. A volte basta rivedersi con la telecamera, a volte basta fare qualche prova in autonomia, altre volte ancora può essere utile immaginarsi cosa si farà. In tutti questi casi, possiamo finalmente scegliere di abbandonare la paura per scoprire con curiosità cosa siamo in grado di fare.

Per alcune persone, è più semplice affrontare questi situazioni in aula, insieme ad altri interlocutori, mentre per altri è più facile aprirsi in un rapporto uno ad uno. Altri hanno bisogno di entrambi. Altri ancora vivono bene come sono e troveranno il proprio modo di cambiare in autonomia. La forza delle persone è incredibile e passa per la vita. Ogni esperienza la arricchisce, l’importante è saperla interpretare e trarne un apprendimento. Se sei in grado di farlo nella maggior parte dei casi, per me hai raggiunto quello che attraverso le mie attività cerco di instillare in tutte le persone che vi partecipano. Se serve una mano, l’interpretazione delle esperienze e dei talenti è il nostro pane quotidiano.

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