Steve Jobs, genio, folle, duro. E dal punto di vista dell’Intelligenza emotiva?

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Steve Jobs

Intro

Chi era Steve Jobs? Come ha fatto a ideare il mondo che realizzato? Come hanno fatto le persone della Apple a seguire le sue orme anche quando parlava di prodotti e servizi provenienti da bisogni di altri pianeti? Come hanno sopportato il suo carattere, follemente iracondo e capace di vedere il mondo senza sfumature? Era dotato di intelligenza emotiva?

Oggi, vorrei dedicare il mio articolo a un personaggio che non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, ma che, attraverso le parole di tutti i suoi biografi e amici, ho imparato a comprendere e ad apprezzare (nutro un grandissima ammirazione per la sua genialità e per i risultati che ha saputo raggiungere credendo nelle sue idee fino alla loro realizzazione).

Le diverse biografie mi hanno regalato fotografie differenti. A volte, possono sembrare addirittura in contrasto. Alcune lo dipingono come un super eroe capace di risollevarsi anche di fronte alle peggiori ingiustizie (la cacciata dalla Apple ad esempio). Altre lo dipingono come esser umano capace di avere successo e di sbagliare in modo grossolano, perpetrando strade non sostenibili dal punto di vista finanziario. Per un bel po’ di tempo fu Apple 2 a generare il fatturato. E nessuna altra idea fu in grado di produrre valore. Probabilmente la verità, come molto spesso accade sta in mezzo.

Apple 2-minChi era, per davvero, Steve Jobs?

Non sarò certo io a scoprire chi sia. Posso solo farvi entrare nell’immagine che ho di lui grazie soprattutto alla biografia di Isaacson. Un tomo di circa 880 pagine (letto grazie a Ibook), scritto in modo piacevole, vivace, un po’ per la ricchezza dei fatti, un po’ per la disponibilità dei co protagonisti. Sia chi lo amava sia chi lo odiava ha prestato i propri ricordi. Senza questa doppia interpretazione dei fatti, non verrebbero fuori le caratteristiche più eloquenti del personaggio. Ad esempio, la potenza del campo di distorsione della realtà di cui vi racconterò più in dettaglio più avanti.

Premessa

Prima di cominciare a raccontarvi la mia personale interpretazione del personaggio e di ciò che questa biografia mi ha regalato, voglio svelarvi il mio rapporto con la Apple:

  • Non sono un Apple addicted (il mio compagno di viaggio è un ACER 😊, ma quando leggo il mio compagno è un IPAD)
  • Conosco diverse persone che non sarebbero in grado di vedersi digitare su tastiere non Mac (mi affascina sentirli parlare, anche se non la penso come loro)
  • L’estetica e la semplicità del mondo Apple mi rapiscono, a volte la mancanza di porte e la difficile integrazione con i mondi non Mac mi fa sorridere perché mi immagino il ghigno di Steve 😃
  • Ho avuto due Mac, uno come regalo di laurea e un altro comprato in America dopo averlo visto sul tavolo in uno spettacolare e gigantesco Apple Store a Orlando, per diverse ragioni non li ho più.
  • Amo le biografie di personaggi che in un modo o nell’altro hanno fatto la differenza, non tutte mi hanno regalato emozioni, questa è stata in grado di darmi energia e fornirmi spunti.

In sintesi, sono un utilizzatore di tecnologia, amo la libertà di scelta. E considero la lotta tra pc e Mac una sorta di Ying e Yang. Il mondo tecnologico ha beneficiato di questa strenua lotta. Il nero con una punta di bianco, il bianco con una punta di nero. Nessun radicalismo. Una integrazione di poli opposti.

Logo AppleSteve Jobs in bianco e nero

Steve, per quanto affascinato e devoto alla filosofia orientale, non aveva nell’integrazione dei poli opposti un elemento distintivo. Soprattutto in giovane età, il mondo ere per lui un mondo dicotomico:

  • Bello/brutto
  • Capace/Incapace
  • Semplice/Difficile
  • Apple/il resto del mondo
  • Con me/contro di me

Tutto avveniva all’istante. Il suo cervello attuava una divisione dopo pochissimi istanti, meno dei 6 secondi, che caratterizzano l’emivita di un’emozione all’interno di un corpo. Sarebbe stato curioso capire che emozioni provasse durante questi attimi decisionali.

  • Un collaboratore gli mostrava una nuova funzione e dopo averla vista urlava un “Fa schivo, che merda! Nessuno la vorrà mai una cosa simile”.
  • Talvolta, era in grado di tornare sul luogo del “delitto emotivo” e proporre la funzionalità da poco sentita come fosse geniale e appropriandosi della paternità intellettuale. Ecco uno dei casi in cui si manifestava la sua magica distorsione della realtà.
  • Davanti a persone che non sapevano trovare la chiave giusta per parlargli, magari spaventati dalla sua ira facile, era capace di uscire dalla stanza e urlare “questo è un incapace, levatemelo di torno”.
  • Fortunatamente, era in grado di cambiare idea sulle stesse persone che aveva condannato non appena avessero dimostrato valore.

La forza della sua visione

Leggendo questi aneddoti, mi sorgevano due interrogativi:

  • Perché quindi i suoi dipendenti riuscivano nella maggior parte dei casi a rimanere al suo fianco? Cosa li tratteneva dal mandarlo a quel paese?
  • C’erano persone che erano riusciti a capire come prenderlo? E che riuscivano a stare al suo fianco senza subire queste pseudo umiliazioni?

Nella fattispecie, viene fuori dalle parole di Isaacson che le persone, coinvolte dalle sue invettive, sapevano apprezzare la vivacità della sua mente anche di fronte ai suoi modi ruvidi. Erano affascinati dalla forza del suo vedere oltre. Anche se in modo un po’ contorto veniva fuori così la sua grandissima intelligenza emotiva.

Non significa che non ne soffrissero, ma sapevano darsi una ragione superiore e, i più forti, erano in grado di mettere in conto quelle reazioni, lasciandole correre come parte del processo.

Scegliersi le persone

Jobs ha imparato nel tempo a selezionare queste persone e a tenersele strette. Era arrivato ad essere consapevole del suo carattere e, probabilmente, cercava persone che lo sapessero gestire.

Dal mio punto di vista di osservatore esterno, lettore spassionato, ho riscontrato la forza di uno stile di management, sicuramente poco democratico, ma capace di trasferire, comunque, grazie alla propria “inflessibilecoerenza, il suo “perché”, i suoi valori, il suo speciale (i risultati gli danno ragione) modello di mondo.

Il suo obiettivo nobile era in grado di trascinare se stesso e il suo team. Qui, percepisco ancora una volta la sua intelligenza emotiva. La sua capacità di connettersi con la sua energia vitale e, grazie ad essa, coinvolgere tutte le persone che gli stavano intorno.

Prendere decisioni alla Steve Jobs

Era innamorato del suo perfezionismo, della sua capacità di semplificare, focalizzare e aveva il coraggio di scegliere di abbandonare il superfluo, o almeno quello che lui considerava superfluo. Non è da tutti, tornare in un’azienda dopo anni e chiedere a ogni manager di scegliere un solo progetto da portare avanti rispetto ai dieci in produzione. “Ne voglio solo 1, gli altri via, buttateli nel cesso”.

Matrice di Steve Jobs

Eppure questo suo coraggio (io, per fare ciò che a lui riusciva semplice, mi aiuto con la matrice “inizia/elimina/aumenta/riduci” per poter scegliere in modo consapevole: nella foto ho ipotizzato una versione creata dallo stesso Steve) gli ha permesso alla Apple di ritornare in auge. Grazie al suo modo di decidere, era in grado di scegliere i partner giusti, i dipendenti giusti, di convincere gli stakeholder e di avere così le risorse necessarie per fare la differenza.

Certo. Era aiutato dalla sua capacità di distorcere la realtà, di vederla immerso nella sua soggettività e di convincersi di essere nel giusto per principio. A volte anche a torto. E nel libro son tante le situazioni in cui ha dovuto tornare sui suoi passi grazie alle scelte del suo team.

IpodDistorcere la realtà, strategia solo vincente o abitudine a volte insidiosa?

La sua energia

Nel marketing, questa sua caratteristica distorsiva gli ha dato ragione in molti casi (anche se nella sua biografia i casi di insuccesso sono diversi e in parte spiegano la sua fuoriuscita da Apple). Anche per me, è difficile vedere il punto di vista altrui, quando il mio rumoreggia troppo e distorce i miei sensi e la mia cognizione 😃.

Ma per lui si va oltre. Quando vede qualcosa, non ha dubbi e persegue la sua idea fino a farla diventare realtà. Così ha creato l’Ipod per ascoltare la musica, ideato Itunes per comprarla(e trasformato così il mondo della musica), ha creato Iphone e Ipad. E le sue presentazioni furono dei veri e propri show costruiti e disegnati per stupire il mondo.

Ed era certo di poterci riuscire anche quando nella realtà il risultato non fu proprio quello che si aspettava. Ma come tutti gli ottimisti, dimenticava presto le sconfitte.

Il solco del suo pensiero ha segnato un’era. Nulla dopo il suo passaggio è stato più come prima. E questo al di là delle simpatie o antipatie per il personaggio è un fatto. Lo testimonia l’ammirazione che il suo acerrimo nemico Bill Gates ha spesso dichiarato.

Il suo ritardo

Dall’altro lato, non riesco a immaginare l’effetto della sua distorsione della realtà che ha condizionato il lavoro dei medici e messo in gran difficoltà la loro possibilità di curarlo. Steve era convinto di potersi curare con il cibo sano, con il suo essere vegetariano, con i suoi frullati naturali.

Purtroppo ciò era palesemente impossibile. Per le persone che non distorcono la realtà  😃. Come i medici che purtroppo  non riuscirono a convincerlo a curarsi dopo la diagnosi funesta di cancro al fegato.

Passarono 9 mesi prima che riuscissero a persuaderlo e, forse, senza questo ritardo, gli avrebbero risparmiato parte delle sofferenze che ha patito e soprattutto gli avrebbero quasi sicuramente allungato la vita.

Presentazione ipod

Conclusioni: intelligenza emotiva sì o no?

La sua storia mi ha regalato davvero tanti spunti:

  • Può servire avere una sorta di distorsione della realtà per attivare processi di creatività, curiosità a tutto tondo
  • Bisogna credere di possedere risorse infinite per pensare di creare qualcosa che non esiste come ad esempio un libro elettronico (commento risalente al 1984)
  • Serve tenere a bada lo stesso processo quando bisogna affrontare alcune sfide e considerare l’impatto delle proprie azioni nel lungo periodo.

Alla luce di tutto quanto vi ho descritto, credo che Steve Jobs avesse un‘intelligenza emotiva sviluppata. Forse, non da tutti i punti di vista. Altrimenti lavorare con lui forse sarebbe stato più facile. Sicuramente, dalla sua aveva una grande consapevolezza emozionale e un focus incredibile sugli obiettivi nobili che voleva raggiungere e che è stato in grado di trasferire alla sua incredibile azienda.

Grazie Steve Jobs.

Hai trasformato il mondo e oggi godiamo di tante tue idee. Mi hai saputo trasferire energia, facendomi capire cosa serve per gestire i momenti di passaggio.

Oggi, sono ancora più consapevole di quanto le mie idee siano importanti al fine di raggiungere gli obiettivi che ho in testa e di quanto sia importante raccontarli attraverso uno storytelling coinvolgente e trascini chi ho intorno.

Spero di avervi incuriosito sul personaggio e spero di avervi fatto venire il dubbio di leggere la sua biografia.  😃

Aspetto i vostri commenti!

A presto

Fabio

 

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