Status Games: perché i social mostrano un lato di noi che non sembra stabile

È possibile ricablare il proprio cervello per evitare di cadere nella trappola inconscia del confronto con gli altri

È utile capire come funzionano gli status games? E soprattutto cosa sono?

È importante conoscere il meccanismo che regola il flusso dei nostri neurotrasmettitori?

Introduzione

Oggi, vorrei parlarvi di qualcosa di molto eccitante. No, nulla che non possa essere discusso davanti a una bella tazza di caffè. È qualcosa che sta dentro di noi e ci fa passare dall’euforia alla disforia. Qualcosa che guida da dentro i nostri comportamenti facendoci fare a volte cose strane e di cui non siamo consapevoli.

Non parlo di nulla di così stravagante. Parlo, per esempio, di quella diffusa attenzione all’apparenza che passa per i social, della voglia di vestirsi bene, dimostrando uno stile personale distinto e riconoscibile, di truccarsi o comunque di rendersi più belli.

Insomma tutto ciò che è rivolto a dare una bella immagine di noi stessi al mondo.

Lo stile, l’abbigliamento, il trucco, … sono tutti strumenti che nel tempo abbiamo imparato ad apprezzare. I miei li consideravano dei vezzi. Oggi, invece, il mondo è cambiato e anche i maschi adottano tutta una serie di accortezze estetiche del mondo femminile per risultare più “cool”.

Anni fa una ceretta per uomini non avrebbe mai trovato posto in televisione. Oggi, il mondo è cambiato. Mi ha, infatti, colpito la pubblicità di un prodotto depilatorio per maschi che racconta il caso di un uomo a cui è andato male un appuntamento a causa di una depilazione non fatta bene o non fatta proprio. 😊

Un tema di questo genere di solito divide. C’è chi è a favore e chi è contro questa attenzione all’apparenza e all’essere al centro dell’attenzione. Qui vorrei andare ad approfondire le ragioni chimiche che posso spiegare questa attenzione alla forma e alla sua esposizione sui social.

Anche questo articolo di per sé è un modo per essere al centro dell’attenzione. Io mi posso difendere con chiunque mi accusasse di narcisismo, che lo sto facendo comunque per lavoro. E, certo, non sto mentendo. Però mentirei se non ammettessi che mi piace la sensazione dei “like” che mi arrivano quando posto.

Qui, però, vorrei togliermi da una logica dicotomica giusto-sbagliato. Vorrei, piuttosto, farmi aiutare da una esperta di neurotrasmettitori. Mi piacerebbe comprendere meglio il perché scientifico di questa ossessione per il comunicare e il mettersi in mostra. È qualcosa di assurdo o può esserci una spiegazione?

Tik Tok: et voilà

Lo ammetto non amo Tik Tok. Non sono particolarmente interessato a seguire i personaggi che postano continui mini video. Ma non sono mai stato nemmeno interessato a leggere gli stati di Whatsapp e non guardo molto le storie delle persone che conosco.

Preferisco di gran lunga leggere i commenti di Facebook o di Linkedin, gli articoli che vengono scritti con attenzione, perché spesso possano contenere qualcosa di interessante per me o mi raccontano molto dell’altro. Eppure, se esiste così tanta gente che produce contenuti simil Tik Tok qualche motivo ci sarà.

Durante queste vacanze 2022 mi sono imbattuto in un libro molto interessante che si chiama “Status Games: Why We Play and How to Stop” (https://www.ibs.it/status-games-why-we-play-libro-inglese-loretta-graziano-breuning/e/9781538144190?queryId=4acfae71f645ff5ce0518a42cf594b26).

All’interno di questo libro possiamo entrare in contatto con alcuni meccanismi interessanti che suggeriscono una possibile interpretazione della continua ricerca di esposizione mediatica.

Loretta Graziano Breuning è una scienziata, ormai in pensione, che sta dedicando la propria vita allo studio dei neurotrasmettitori che portano il cervello (e così la persona) a vivere stati di benessere. Parliamo di Serotonina, Endorfine, Ossitocina, Dopamina, Cortisolo, Adrenalina, …

La sua attenzione si concentra soprattutto sui primi 5 perché dagli studi fatti sono quelli che mediano la maggior parte delle nostre reazioni di sopravvivenza: ricercare il piacere e allontanarsi dal dolore. Ogni neurotrasmettitore ha un suo scopo all’interno di questo quadro.

È molto importante riconoscerlo dentro di noi. Nelle nostre reazioni. Vediamoli insieme all’interno le diverse situazioni che di giorno in giorno affrontiamo nella vita personale e nel lavoro. In particolare, mi soffermerò su quanto è stimolato negli Status games (titolo del libro di Loretta).

Ma cosa sono gli status games? Sono dei giochi che gli animali e gli uomini mettono in atto per aumentare il proprio status all’interno del gruppo (o del branco 😊). Perché giocano a queste lotte di stato? Ricordiamoci che gli animali non hanno neocorteccia, per cui non riescono a essere intenzionali.

Perché allora alternano momenti di pace e reciprocità a momenti di lotta per evolvere nella propria posizione gerarchica (qui non esiste differenza tra maschi e femmine, c’è equità in natura).

La risposta è molto semplice e probabilmente ci siete già intuitivamente arrivati: chi sta in posizioni più alte ha maggiori probabilità di scegliere un compagno forte e di generare figli di conseguenza più forti. Tutto è finalizzato per dare continuità alla specie come direbbe Darwin.

L’essere umano ha solo modificato gli status games cambiandone le forme e talvolta gli obiettivi. Ma prima di approfondire come tutto ciò si manifesti in noi, entriamo nel mondo dei neurotrasmettitori.

È questione di chimica

È difficile individuare situazioni che stimolino esclusivamente un neurotrasmettitore. Cercherò, comunque, di scegliere quanto più possibile situazioni tipiche. Per farlo, prenderò ispirazione dal libro di Loretta Graziano Breuning.

Resta inteso che il nostro cervello produce i diversi neurotrasmettitori in modo contemporaneo e non distinto. Siamo eccitati dalla centrifuga di neurotrasmettitori che, di momento in momento, ci fanno emozionare e avvicinare a qualcosa di piacevole o allontanare da qualcosa di spiacevole o doloroso.

Serotonina: la ricerca di status di forza

Comincio a raccontarvi il significato della serotonina perché è quella che mi ha stupito di più ed è coinvolta maggiormente negli Status Games. Ne conoscevo l’importanza rispetto allo stare bene (esistono anche diversi farmaci che la stimolano per attivare un miglioramento del tono dell’umore).

Avevo completamente sottovalutato come funzionasse in natura e che scopo avesse. Quando il cervello di un animale, per esempio uno scimpanzé, aumenta la serotonina? Quando riesce a soddisfare un bisogno o quando diventa capace di soddisfare i propri bisogni.

Qualunque bisogno soddisfatto permette di alzare i livelli di serotonina, perché ci fa sentire più forti. Anche una banana da mangiare😊

Gli animali hanno diversi bisogni da soddisfare. Non tutti producono lo stesso livello di serotonina. Un conto è mangiare buon cibo, un conto è trovare un compagno o una compagna per riprodursi. Tutto produce chimica corporea che motiva a tener duro nella ricerca di soddisfare i bisogni.

Alla fine, lo scopo è sopravvivere al meglio e dare continuità alla specie. L’essere umano non è da meno. Ha solo trasformato le modalità con cui soddisfa i propri bisogni. Ma la sostanza rimane simile. Abbiamo sempre dentro il bisogno di sentirsi abile nel procreare, per dare continuità alla specie e così a se stesso.

L’uomo grazie alla sua materia grigia ha trovato però altre modalità per dare continuità a se stesso e la figliazione non è più l’unica soluzione. Secondo Loretta Graziano Breuning, infatti, ci sono altri modi per aumentare la serotonina e trasformare il nostro bisogno di procreazione. Volete qualche esempio?

Dare alla propria vita uno scopo superiore, dedicarsi a Dio o a qualunque altra entità spirituale che ci faccia sentire al centro di un progetto che ci faccia sentire di lasciare qualcosa nel mondo (ogni azione in questa direzione fa scattare schicchere continue di serotonina).

Creare un’azienda o aprire un’associazione che possa resistere nel tempo, che dia una nostra continuazione dopo la nostra morte. Ogni passo verso la realizzazione di questi sogni aumenta la serotonina e ci fa sentire “potenti”, infiniti.

Infatti, la serotonina ha questo scopo. Farci crescere negli “status games” passando da posizioni basse, dove non ci si sente potenti a posizioni alte dove ci si sente forti. Ogni persona ha appreso durante l’educazione quali sono i percorsi che facilitano la produzione di serotonina.  

A volte sono meccanismi sani che facilitano una vita di benessere, fatta di collaborazione e crescita insieme agli altri, dove la serotonina può fluire senza danneggiare altre persone. Questo avviene nelle famiglie dove la crescita della persona è legata alla crescita delle proprie competenze, capacità e talenti e dove il gruppo diventa un partner nello sviluppo di tutti questi ingredienti i vita.

Altre volte, invece, quel che apprendiamo durante l’infanzia ci porta a creare meccanismi poco sani. La ricerca di “stare su” è a discapito degli altri (come avviene per gli animali, ma loro non hanno consapevolezza 😊) e, soprattutto, la ricerca di salire senza evolvere nelle proprie competenze, capacità e talenti.

Dopamina: la gioia di raggiungere un obiettivo o di essere sulla strada per raggiungerlo

La dopamina spesso è associata ai processi che generano serotonina. Tutte le volte che ci poniamo uno obiettivo, definiamo un piano, facciamo delle azioni e riusciamo nell’impresa il nostro cervello secerne dopamina, ossia la sensazione di saltare di gioia.

Anche scrivere un post aspettandosi un feedback quale un “Like”, una condivisione, un commento genera dopamina. È il neurotrasmettitore che serve proprio per farci sostenere gli sforzi per il raggiungimento degli obiettivi e della gioia che si portano dietro.

Purtroppo, ultimamente, sento parlare di felicità come di un obiettivo assoluto. Loretta Graziano Breuning ci spiega che sarebbe innaturale sentirsi sempre felici, perché non avremmo più motivo per compiere azioni, per evolvere, imparare.

Bisogna trovare modi naturali per assaporare la gioia di aver raggiungo scopi che hanno un significato profondo per noi in modo da continuare a sentirsi parte di un progetto in crescita. Far evolvere gli scopi, rendendoli sempre più sfidanti, mantenendoli raggiungibili grazie ai nostri sforzi può essere la chiave.

Ecco la felicità vera!

Sarebbe utile che ce lo insegnassero da piccolini quando tutto è veloce e facile da imparare. Da adulti servono tanti sforzi di ripetizione per acquisire questa consapevolezza e attivare nuove scorciatoie neurali che attivino i neurotrasmettitori giusti al momento giusto.

Ossitocina: la forza dei legami e delle alleanze

L’ossitocina mi ricorda sempre un film che ama mio figlio: “Smetto quando voglio: ad honorem”. Due scienziati si dichiarano amore eterno grazie alla sigla dell’ossitocina OXT.

L’ossitocina, infatti, è considerata l’ormone dell’amore e dei legami di fiducia. Non a caso è presente in grandi quantità nelle donne in gravidanza, il primo grande legame che ogni bambino impara a gestire. Serve, infatti, a creare legami indissolubili tra bimbo appena nato e colei che ha reso possibile la magia.

Ci accorgiamo di avere ossitocina in corpo quando ci sentiamo protetti dall’altro o dal gruppo di cui facciamo parte. Stare nel gruppo, nel mondo animale, promuove la sopravvivenza. Mentre stare da soli è rischioso.

Per gli esseri umani, magari, non è più così vitale stare in gruppo, ma è innegabile che solo in gruppo possono essere compiute le grandi imprese. È per questo che l’ossitocina cresce dentro di noi quando si creano alleanze e partnership.

Endorfine: lo stato zero dolore

Le endorfine sono la nostra morfina endogena. Serve per lenire il dolore quando è necessario fare sforzi per sopravvivere o per salvare la nostra progenie. Sono noti casi di mamme e papà che hanno fatto cose inumane per salvare i propri figli. Entro un certo limite è miracoloso l’effetto delle endorfine.

Vengono sostanzialmente prodotte quando superiamo una certa soglia di dolore e fatica. È la droga degli ironman e di tutti gli sport da sforzo come la corsa. La fatica viene bilanciata dalla schicchera di endorfine che ci inonda alla fine dell’allenamento.

Anche ridere e piangere può attivare le endorfine. Ecco perché ci piace andare a vedere spettacoli divertenti o tristi. Entrambe queste emozioni ci alleggeriscono e ci danno sostanzialmente sollievo.

Cortisolo: attenzione al ruolo dello stress

In ultimo, parliamo un po’ di cortisolo. L’ormone che è sempre associato allo stress. A cosa serve in sostanza?

È utile per direzionare la nostra attenzione verso i potenziali pericoli e verso la ricerca di vie di sopravvivenza. Il cortisolo bilancia l’azione della dopamina e della serotonina.Per esempio, un animale all’inseguimento di una preda può a un certo punto rendersi conto che è troppo distante dall’obiettivo.

Ogni sforzo in più gli farebbe perdere energia senza dargli garanzia di risultato. Serve un input forte che renda il continuare a correre poco bello. Quella sensazione spiacevole è prodotta dal cortisolo. Serve per direzionare l’attenzione verso una nuova soluzione che possa essere più facilmente realizzata.

Nel caso, invece, di una preda, come una zebra il ruolo del cortisolo è diverso (sempre spiacevole 😊). Immaginiamo la zebra che sta brucando l’erba, secernendo dopamina e serotonina. Allo stesso tempo, ogni tanto la vediamo muovere di scatto la testa e osservare il leone, con un espressione di mista paura e rabbia.

Ecco qui il ruolo del cortisolo nelle prede. Mantenersi vigili per gestire il pericolo. Il cortisolo, infatti, dovrebbe proteggerci, mantenendoci focalizzati sull’evitare il dolore e allontanarci dai pericoli. Negli animali è una macchina quasi infallibile.

Nell’essere umano? Il fatto che non siamo più in pericolo di vita come una volta quando la caccia era la sola fonte di sopravvivenza ha sbilanciato il meccanismo di produzione chimica. Abbiamo case che ci proteggono, abbiamo tantissimi cibi a disposizione, abbiamo … tutto. Non dovremmo produrre cortisolo.

Eppure , il cervello è capriccioso. Quando si ha tutto, cerca quel che non ha e si inventa nuove forme di ricerca. Per questa ragione, nel tempo abbiamo imparato a farci stressare da cose molto meno pericolose come:

Fare carriera, lavorare 24 ore al giorno, a cui oggi possiamo aggiungere diventare influencer, postare artciolo (come faccio io 😊), fare Tik Tok e ricevere apprezzamenti, … (aggiungete nei commenti anche cose magari non ho inserito)

Ma perché continuiamo a seguire queste direzioni che tanto ci stressano allora?

Perché è la versione aggiornata della lotta di status (Status games). L’essere al centro della rete, l’essere riconosciuto su Facebook, Instagram, Youtube, Tik Tok fa aumentare il nostro status, aumentando la produzione di serotonina e dopamina.

Siamo come drogati. Dopo aver scoperto l’effetto facciamo fatica a farne a meno. Quando la nostra immagine in rete cresce, ci sentiamo più forti e, quindi, inconsciamente, più capaci di essere eterni, o perché diventiamo appetibili come potenziali partner o perché sentiamo che le nostre gesta possano rimanere nel tempo.

Peccato che ci sia un piccolo risvolto della medaglia non particolarmente piacevole. Queste strategie funzionano come andare al casinò. Danno schicchere intense all’inizio. Bastano pochi “like” per sentire piacere. Ma poco dopo rimane l’effetto della mancanza e avremo bisogno di sempre più interazioni per sentirci felici.

Inoltre, molto spesso queste modalità per salire di status sono slegate da abilità e talenti individuali. Per questa ragione, basta poco per salire e ricevere gratificazioni e allo stesso tempo basta pochissimo per tornare nel dimenticatoio e sentire crescere di noi il cortisolo.

Diversamente, quando ci mettiamo in mostra investendo sui nostri talenti e sulle nostre passioni, come fanno alcuni youtuber e Tik Toker otteniamo serotonina e dopamina a più lento rilascio, connesse con le qualità che ci caratterizzano e meno influenzabili dalle sole interazioni social.

Cosa mi porto a casa

Ammetto che sono affascinato dal mondo della chimica corporea e del benessere. Leggendo il libro di Loretta Graziano Breuning ho compreso molto meglio il perché di tutta questa proliferazione di comunicatori on line. E, soprattutto, ho compreso perché mi piaccia scrivere sui social i miei articoli 😊

Molte delle nostre scelte sono mediate dalle nostre abitudini educative che hanno plasmato la nostra inconsapevole capacità di stimolare i neurotrasmettitori. Essere stati premiati per aver fatto gli scout, per essere andati bene a scuola diventando primi della classe, per la generosità dimostrata in alcune occasioni.

Sono solo alcuni esempi di quanto possano averci condizionato la vita, nel bene e nel male. Per quanto da grandi, non sia semplice cambiare, mi sono reso conto che già l’atto di diventare consapevoli di cosa proviamo chimicamente ci aiuta.

Grazie alla consapevolezza, possiamo evitare di cadere negli stessi errori più volte (io perlomeno non voglio fare gli stessi, mi piace sperimentarne di diversi 😊) e possiamo imparare a scegliere il menù delle azioni che ci possono far star bene non solo nel breve ma anche nel lungo.

Investire sui propri talenti per raggiungere obiettivi importanti per noi diventa, anche grazie all’influenza sulla nostra chimica corporea che porta benessere, sempre un ottima opzione da scegliere …

Per tutte queste ragioni, vi consiglio di leggere il libro di Loretta Graziano Breuning e di … Trovare la vostra strada lastricata di Talenti e di postare i vostri successi con attenzione, perché non è la quantità a determinare il benessere, ma la scelta e la consapevolezza di ciò che facciamo e proviamo.

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