Imparare l’ottimismo di Martin Seligman: essere ottimisti è la scelta giusta?

Copertina Imparare l'ottimismo

Introduzione

Ottimismo e pessimismo? Sfiga o fortuna esistono? Un atteggiamento mentale positivo può essere sufficiente per superare le avversità che accadono nella vita? Si possono cambiare le credenze che ci limitano in credenze che ci potenziano? Se sì, come?

Sono solo alcune delle domande che sono contenute all’interno del libro. E a cui il libro vuole dare risposta.

Per Seligman, ottimismo o pessimismo possono influenzare l’interpretazione che diamo a buona parte della nostra vita. A volte, sono sufficienti pochi eventi avversi, o a favore, e un dialogo interno molto rumoroso (ossia quella voce che interpreta le nostre credenze dandoci suggerimenti quando nemmeno lo chiediamo 😊), capace di amplificare le proprie credenze, per costruire un modello di pensiero ottimista o pessimista.

Il pensiero pessimista

Alla base del pessimismo, secondo l’ottica dell’autore, c’è l’impotenza appresa. Ossia, la sensazione di non riuscire a modificare gli eventi che ci accadono malgrado l’impegno che possiamo mettere.

Vi siete mai domandati come facciano all’interno dei circhi a domare gli elefanti, facendoli muovere con tale semplicità?

Elefantino

Coelho, all’interno del libro Maktub, racconta come tutto ciò possa accadere. L’elefantino viene preso molto giovane e viene legato a una catena molto robusta fissata al suolo. All’inizio, prova strenuamente a liberarsi e scappare. Purtroppo, per quanti sforzi faccia la catena non si spezza e non riesce in alcun modo a fuggire. Il pesante vincolo metallico è più resistente del suo desiderio di libertà e delle sue forze fisiche. Man mano che l’animale cresce e sviluppa la sua forza. Una forza che, come potete immaginare, potrebbe permettergli di sradicare facilmente il perno che lo blocca.

Ma nello stesso tempo, gli sforzi fatti senza alcun risultato hanno iniziato a corrodere il suo spirito e il suo punto di vista sulla realtà. Per questa ragione, l’addestratore, dopo un po’ di tempo, può addirittura permettersi di cambiare la pesante catena con un’altra, molto più sottile. Fino ad arrivare a una semplice e leggera corda. L’elefante, ormai adulto, se volesse potrebbe facilmente strappare questa catena, liberarsi e riconquistare la sua libertà. Ma non ci prova più. Ha acquisito la forza dell’adulto, ma ha perso la cosa, forse più importante. La sua forza mentale di tentare la fuga. Crede che sia ormai impossibile.

Quante catene abbiamo anche noi adulti? Quante ne diamo ai nostri bambini?

Ho sentito con le mie orecchie alcuni insegnanti dire a degli studenti in età liceale che “il lavoro è brutto, faticoso e che non devono illudersi, perché la vita non è semplice per gli illusi”. Non critico in assoluto le persone che hanno emesso questo messaggio. Credo nella loro buona fede. Dall’altro lato, vedo il rischio di una catena installata. Sono consapevole che non sia sempre possibile influenzare tutto ciò che ci accade. Non abbiamo controllo su alcune tipologie di malattie, su alcuni eventi quali incidenti, infortuni. Non possiamo essere certi di avere un lavoro nemmeno dopo esserci preparati a dovere. La preparazione non riesce sempre a garantire il successo. Dopo diversi insuccessi, pur dopo un’attento allenamento, posso far nascere quel che Martin Seligman, nel suo prezioso libro “imparare l’ottimismo”, chiama l’impotenza appresa.

Mulinello

Da circolo vizioso a un’altalena virtuosa

Tra l’altro, questo meccanismo è vizioso, perché più mi sento impotente e più mi comporto come l’elefantino di Coelho. Mi impegno meno nelle situazioni, riesco a concentrarmi poco e così diminuirò ulteriormente risultati che potrò ottenere. Così potrò confermare che la corda non può essere spezzata e manterrò viva la sensazione di essere impotente. Fortunatamente, questo circolo può essere anche invertito. Può essere ribaltato rendendolo virtuoso e può aiutarci a sviluppare un approccio vincente che sa alternare momenti di sano ottimismo e di un altrettanto sano pessimismo.

Può esistere un sano pessimismo?

Contrariamente a quanto potessi pensare, le persone pessimiste hanno diversi vantaggi. Sanno fare cose che avevo spesso sottovalutato. Riescono, ad esempio, a sviluppare analisi più fredde della realtà e, pertanto, più obiettive, prevedendo rischi, possibili ostacoli. Pertanto riescono a prepararsi meglio. Infatti, non si lasciano distrarre dai facili trionfalismi di chi non è un sano ottimista. Questo fatto fa dire all’autore che se bisogna prendere una decisione in cui c’è molto da perdere, ad esempio:

  • un investimento in borsa,
  • acquistare una casa
  • piuttosto che aprire un’azienda

è meglio appellarsi al proprio lato pessimista, pertanto maggiormente realista. Mentre se vogliamo prendere una decisione dove non sono osservabili particolari rischi, ad esempio:

  • fare una telefonata in più per vendere una polizza,
  • prendere un appuntamento per un colloquio di lavoro,
  • fare una presentazione in pubblico davanti a persone molto preparate

conviene appellarsi al proprio lato ottimista, speranzoso e fiducioso e buttarsi nell’azione piuttosto che aspettare l’occasione della vita, quella in cui non ci siano alcuna possibilità di perdere o di ricevere un “no”.

Una saggia alternanza tra innovazione ottimistica e riflessione pessimistica

Personalmente, mi stimola questa idea di coesistenza tra pessimismo e ottimismo. Non amo particolarmente entrambe le parole, per cui, probabilmente, ne sceglierei altre che esprimano gli stessi concetti. Magari preferirei parlare di pensiero innovativo contrapposto al pensiero riflessivo. Ma, al di là dei vocaboli, mi piace molto l’idea che non esista un pensiero vincente tra i due. Colui che vince sa alternarli a seconda del momento. Sa essere pessimista e riflessivo prima delle decisioni ad alto impatto e investimento e sa, allo stesso tempo essere ottimista e innovativo, nelle decisioni più semplici dove serve mettersi all’opera e realizzare. Ancora una volta può tornare utile la metafora del pendolo. Non potrò mai essere totalmente forte, se non sarò in grado di ampliare l’arco di oscillazione.

In conclusione

Così facendo, sapendo “surfare” tra queste due forze, le persone possono potenziare la loro autoefficacia, diventare consapevoli della loro forza, spezzare le loro catene, distruggere la loro impotenza appresa e, soprattutto, trasformare parte dei propri sogni in realtà, godendosi, contemporaneamente, la bellezza dei viaggi e la stanchezza piacevole di essersi impegnati.

Per i più curiosi, durante la prossima puntata, cercherò di addentrarmi nei meandri degli stili esplicativi descritti nel libro di Martin Seligman e degli strumenti per allenarsi a oscillare.

Alla prossima

Fabio

www.connectance.net

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