“Il Rosmarino non capisce l’inverno”: storie di donne diverse e per questo speciali

Introduzione:

Oggi, vi vorrei parlare di un altro libro che ultimamente mi ha rapito. Entro in un mondo parallelo ogniqualvolta mi trovo di fronte a un libro avvincente e profondo. I libri per me sono portali di accesso a altri mondi.

Mi è stato consigliato da un’amica e … Posso solo ringraziarla, perché è stato un viaggio molto intenso, bello, a tratti doloroso, perché tratta di temi aspri. Matteo Bussola con “Il Rosmarino non capisce l’inverno” racconta diverse vite femminili, offrendo spunti di riflessione profondi e significativi.

Si tratta di un vero e proprio viaggio nelle esperienze, nelle emozioni, nelle sfide che ogni donna affronta, una narrazione che ci racconta in modo esperienziale di emozioni, empatia e intelligenza emotiva, cambiamento, rivalsa.

Le donne raccontate nel libro in più capitoli hanno tutte un vissuto molto attuale. Stanno combattendo le battaglie che ogni giorno tante donne si trovano di fronte: la difficoltà di vivere in una famiglia patriarcale, di farcela con le proprie forze, di uscire dagli stereotipi e pregiudizi senza farsi troppo male.

Diversamente dai libri che ne parlano in modo professionale e con dati statistici, economici e finanziari, questo libro ci fa immergere in queste situazioni, facendoci provare ciò che avviene sulla nostra pelle che per qualche ora di lettura si fa donna.

Capitolo 1: L’Amore e le Sfide Personali

Ogni capitolo ha una storia a sé, anche se alcuni capitoli richiamano storie precedenti e le integrano. Ci si imbatte in storie di amore e sfide personali da superare. Dal cambiare lavoro, allo scoprire il proprio orientamento sessuale, al cercare di cambiare identità per superare la forza degli stereotipi, al dimostrare con comportamenti disinibiti la propria libertà di essere.

Ogni racconto è un’esplorazione della complessità delle relazioni umane. Famiglie tradizionali, famiglie moderne, famiglie costruiti, famiglie di origine. Gli psicoterapeuti sanno meglio di me di cosa sto parlando e saprebbero scriverlo meglio, ma è evidente il loro ruolo nella nostra vita.

Le dinamiche che viviamo sono in tanta parte scritte nelle relazioni che abbiamo costruito con i nostri genitori e che spesso inconsciamente perpetuiamo nei nostri legami personali. A volte, sembra che ce ne discostiamo, ma troppo spesso proviamo solo a fare l’opposto di quanto ci hanno insegnato. Quindi, rimaniamo imprigionati nello schema dominante.

Non è nemmeno facile fare altro da ciò che ci hanno scritto dentro. Lo scontro con la realtà fuori è spesso sanguinario. Emotivamente intendo. Il mondo è come se fosse la summa delle tante famiglie che ci hanno educato e ci risponde con uno specchio che troppo spesso ci ferisce.

Capitolo 2: La Famiglia e la Maternità

Nel libro ci sono diversi aneddoti che raccontano di questo stupido specchio graffiante che ci condiziona in modo subdolo. Una delle storie che è raccontata benissimo da Matteo Bussola è quella di Aurora. Si parla di una donna che non vuole avere figli. Mi ha colpito perché per quanto risoluta nella sua scelta, il dubbio ogni tanto funziona da tarlo. Perché ciò avviene?

Ognuno ha il diritto di vivere la propria vita con le stesse possibilità di chi ha intorno anche quando decide di prendere direzioni diverse da quelle che vanno per la maggiore. Non è una considerazione lapalissiana? È talmente giusto che fa strano doverne parlare. Eppure, …

Nel caso in questione da cui stiamo partendo, mi rendo conto che ci sono tantissime ragioni per non avere figli. Possono non arrivare per tante ragioni. Ma esiste anche una ragione più semplice: non volerli. E le persone che scelgono di non volerli non sono persone strane. Sono solo persone che hanno scelto.

Non è un pezzo mancante un figlio, che dobbiamo aggiungere al curriculum per dichiarare la nostra normalità. Siamo integri anche se non ne abbiamo ed è assolutamente violento che la società spinga queste persone verso il sentirsi inadeguate o strane.

Sicuramente, e parlo da papà, è una scelta che può dare tante soddisfazioni, ma non è detto che tutti li vogliano e soprattutto non è sano che il mainstream ci voglia spingere ad averli anche quando non li vogliamo. Qualunque sia il motivo.

Da questo punto di vista anche nel libro è chiaro che la pressione verso la donna è maggiore. Sembra che una donna che non abbia fatto figli sia davvero più incompleta di un uomo nella stessa condizione. E, la cosa che fa sorridere è che nel testo la prima a mettersi in discussione, domandandosi: “Sono normale?”.

Verrebbe voglia di gridare: “Sì, lo sei!”.

Eppure, non è così semplice come ci si immagini. Dentro di me, per esempio, è nata una seconda voce che diceva: “Magari cambia davvero idea, magari vedendo l’amica con i figli e la tenerezza del compagno mentre ci gioca, scopre una vena materna”. In realtà, subito dopo mi sono auto censurato dicendomi: “Fatti i .. tuoi”

Questa voce da dove proviene? È una voce che può dirsi mia o è l’espressione della società scritta dentro di me? Come fare a capirlo?

Non saprei rispondere, è qualcosa che non controllo davvero (per fortuna però quella voce la sento solo io). Mi rendo conto che devo scegliere razionalmente quel che secondo me è meglio per il mondo. Voglio davvero un mondo che sia equo e che generi la massima espressione di potenzialità umana.

Quindi “Sì, lo sei, come lo è l’uomo quando sente di non voler diventare padre”.

Credo che sia importante iniziare a divenire responsabili delle proprie scelte, senza sentirci sempre in difetto rispetto al mainstream del mondo. Anche perché il mondo non è che sia poi così perfetto da poter insegnare la via migliore.

Capitolo 3: Carriera e Identità Femminile

Altre storie all’interno di “Il rosmarino non capisce l’inverno” parlano di lavoro, esplorando le dinamiche di carriera e di identità femminile. Anche qui ho vissuto diversi momenti di sana tristezza. Non sappiamo se le storie siano vere o false, ma sono talmente verosimili da far riflettere tanto.

C’è la storia di Darous Mansouri che mostra come il pregiudizio razziale possa limitare le opportunità lavorative e come le donne possano essere spinte ad accettare ruoli al di sotto delle loro capacità e aspettative, solo perché donne (e nel caso della protagonista, di colore).

Darous arriva a cambiare il proprio nome per renderlo più simile ai nostri per sentirsi maggiormente accettata. Storpia la sua identità per assecondare il mainstream. Fortunatamente, ha una rete di sorellanza forte e grazie a essa riesce comunque a riprendersi la sua identità e a farsi valere per i talenti che ha.

C’è la storia di Margherita, che mi pare sia la prima, che ci fa vedere come la donna sia sempre molto legata al ruolo di chi cura. In questo caso, parliamo di una infermiera oncologica che scopre a distanza di anni di non amare così tanto quel lavoro. Era convinta che fosse davvero la sua vocazione. Invece, … c’è dell’altro.

Non ve lo svelo, ma quel che conta è che lo scopre grazie a una “sorella” che le dice quel che nessun altro aveva avuto il coraggio di dirle in un momento in cui le sue orecchie erano stranamente aperte.

Conclusioni:

“Il Rosmarino non capisce l’inverno” offre una nuova prospettiva sulle molteplici sfaccettature delle sfide che le donne incontrano per il semplice fatto di essere nate. Molte a livello paradigmatico sono simili a quelle dell’uomo. Tutto nasce nelle famiglie e nelle comunità di cui facciamo parte.

La “piccola” differenza è che noi uomini nasciamo con l’idea di essere falliti se non troviamo un posto di lavoro degno, stando fuori di casa quante più ore possibile, mentre la donna è convinta di essere mancante se non fa figlie e non sacrifica la propria vita per loro.

Causa uguale, ma film differente. Oggi, è giunto il momento di dire basta a queste differenze. Per quanto siamo diversi, abbiamo gli stessi diritti (o dovremmo averli). Dobbiamo liberarci da queste catene di pensieri limitanti.

Dobbiamo, infine, convincere lo Stato a supportare le famiglie perché entrambi possano trovare la propria inclinazione e il proprio talento (come scritto dalla Costituzione). Una scelta di campo dello nostro Stato in questa direzione potrebbe cambiare per sempre il mainstream.

Ma anche se non accadesse, credo nelle capacità delle donne e anche degli uomini di riequilibrare il mondo e di renderlo più equo. Insieme si può e saremo tutti più felici e forse il Rosmarino inizierebbe a capire l’inverno.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *