Gli Dei dentro l’uomo (e la donna): la forza del per.donare sé stessi per tornare in armonia

Introduzione

Finalmente posso condividere quel che mi è rimasto da questo incredibile percorso che mi ha fatto camminare in modo non troppo agevole attraverso gli Dei dell’Olimpo. È duro trovarsi faccia a faccia con archetipi che cercano di attivare risonanze e ri-membranze.

In realtà, per me, questo libro è un atto riflessivo. Ci si rivolge all’interno per comprendere quali aree di noi si attivano mentre leggiamo i miti della storia che in maniera distratta abbiamo studiato a scuola. È come guardarsi allo specchio attraverso le loro gesta, le loro ripicche, le loro passioni.

In “Gli dei dentro l’uomo”, Jean Shinoda Bolen ci offre una mappa per navigare la complessità degli archetipi maschili attraverso la mitologia greca (e romana). Ci racconta come questi archetipi si manifestino in ogni individuo, indipendentemente dal genere.

Entrambi i generi posseggono sia gli dei che le dee. Questo si evince anche nel primo libro che ho recensito, Le dee dentro la donna (https://fabiodeluca.net/attivare-le-dee-dentro-una-donna-per-un-mondo-piu-equilibrato/). In questo secondo, è ancora più evidente.

Chi ce lo racconta è sempre l’esperta di psicologia analitica junghiana, la Bolen. Ci illustra non solo la diversità degli archetipi, ma anche la loro coesistenza armonica, e disarmonica, proponendo un modello di integrazione psichica che riflette il concetto junghiano di animus e anima.

Entrambi i generi posseggono entrambe le parti. Non sempre ce ne rendiamo conto perché, purtroppo, siamo stati educati o meglio addestrati a vederne principalmente solo una, negando la presenza dell’altra. Un bimbo che piange e vuole addirittura giocare con le bambole viene subito “corretto”.

Come spesso mi avrete sentito raccontare in tanti articoli, se una persona non può piangere ed essere triste, deve sfogare l’energia emotiva in altro e di solito tira fuori la rabbia che invece è considerata maschile e “corretta”.

Scoprire queste dinamiche attraverso i miti è molto interessante, perché tutto prende una forma intellegibile e coerente che possiamo così andare a modificare. Meglio tardi che mai no?

Iniziamo però dal principio del libro che ben dimostra la grande forzatura che tocca tanti uomini fin dai loro primi passi nel mondo.

Il mito di Procuste

La Bolen inizia le prime pagine del libro, raccontando Il mito di Procuste. Procuste è personaggio molto interessante perché racconta in modo emblematico le fatiche iniziali dei figli (e delle figlie) quando vengono al mondo.

Polipemone aveva guadagnato il soprannome di “Procuste” che significa “lo stenditore” grazie ad alcune sue macabre abitudini di ospitalità. Ognuna di esse era basata su un principio di forzata uniformità: egli obbligava i viaggiatori a coricarsi su un letto di ferro.

Per far sì che si adattassero perfettamente a esso, nel caso non fossero conformi … semplicemente li mutilava o li allungava.

Procuste, infatti, possedeva due letti di ferro di dimensioni diverse, anche se talvolta viene menzionato un solo letto nelle varie versioni del mito. Così, a seconda della statura del viaggiatore:

  • Se il visitatore era troppo alto per il letto, Procuste lo amputava, tagliando via le parti del corpo che sporgevano dal letto, come le gambe o i piedi.
  • Se il visitatore era troppo corto per il letto, Procuste lo stendeva brutalmente, tirando i suoi arti fino a raggiungere la lunghezza necessaria per adattarsi al letto.

Brutto non essere conformi. No?

La Bolen, focalizzata sulla psicologia individuale e sul rispetto delle differenze uniche di ogni persona, utilizza questo mito per illustrare i danni psicologici e spirituali causati dal tentativo di omologare le persone a standard predefiniti che ignorano la loro vera natura. I propri archetipi naturali.

Così, enfatizza l’importanza di riconoscere e valorizzare le qualità uniche di ciascun individuo. Il letto di Procuste, che mutila o modifica forzatamente le persone per farle “adattare”, simboleggia le restrizioni culturali o psicologiche che impediscono alle persone di esprimere pienamente sé stesse.

L’autrice incoraggia le persone a superare questi limiti per realizzare il proprio vero potenziale e vivere in modo autentico. Infatti, analizzando il mito da una prospettiva junghiana, l’interpretazione di Procuste è legata anche alla rappresentazione di un archetipo negativo del potere.

Un potere (maschilista) che sopprime e controlla. Questo aspetto del mito può riflettere le strutture oppressive nella società (patriarcale) che limitano lo sviluppo individuale e collettivo. L’uomo (forse) non nasce come lo vediamo, ma viene addestrato agli schemi maschilisti che sostengono questa forma di società.

Fortunatamente, Procuste fu sconfitto. E così speriamo possa essere sconfitta anche questa oppressione della nostra società verso le diversità. Nella narrazione mitologica, Teseo sconfigge Procuste e abbatte l’idea di uniformità.

Questo aspetto potrebbe essere un simbolo di guarigione e trasformazione, dove il superamento di vecchie ferite o limitazioni impone un cambiamento radicale, personale e collettivo. La vittoria di Teseo rappresenta il riscatto e la liberazione da pratiche oppressive e la possibilità di un nuovo inizio basato sulla giustizia e sul rispetto dell’individualità.

Ora, immaginiamo che ogni famiglia composta da un padre e una madre (al di là del genere), avrà molti dei e dee attivi nell’educazione (o addestramento). E ogni archetipo ha un suo senso del giusto e dello sbagliato. Ecco come il letto di Procuste ove non ne siamo consapevoli prende piede nella vita.

Provo qui a sintetizzare il potere di ciascun dio ove attivo nella persona, evidenziandone sia le caratteristiche positive e negative. Questa differenza di attivazione (positiva e negativa) dipende proprio da come nell’educazione i genitori o le figure vicarie che hanno dato forma al carattere si sono comportati con il bambino che scopre il mondo attraverso le sue personali lenti archetipiche.

Un po’ di sintesi sul tema del patriarcato e matriarcato

Richiamo qui alcuni cenni storici di come nella storia dei miti è nato il patriarcato. Per una descrizione più approfondita vi esorto a leggere l’articolo che ho precedente linkato. Qui, il mio obiettivo è richiamare la cultura in cui si inseriscono questi potenti dei.

Solo così, possiamo comprendere in modo chiaro ed emblematico le modalità con cui si formano i nostri conflitti interni tra archetipi naturali e stereotipi sociali. Ogni dio qui citato racconta una dinamica che deve per essere compresa essere inserita all’interno di un contesto mitologico chiaro.

Altrimenti, le deduzioni che potremmo trarne non sarebbero forse così utili per approfondire per esempio il tema del matriarcato e del patriarcato. Infatti, Jean Shinoda Bolen, attraverso il suo lavoro, esplora profondamente come gli archetipi mitologici influenzino i modelli di potere nella nostra società.

Così ne evidenzia una transizione storica da un matriarcato centrato su figure come Gea, la Madre Terra, a un patriarcato dominato dagli Olimpi come Zeus. Questo passaggio mitologico rappresenta non solo un cambiamento nelle strutture di potere sociale ma simboleggia anche una trasformazione nella psiche collettiva.

Una psiche collettiva che dove i valori maschili come la razionalità e il controllo prevalgono su quelli femminili dell’intuizione e della connessione. Gea, simbolo di fertilità e vita, rappresenta un potere generativo e nutritivo, essenziale nelle culture antiche. Un vero peccato mi viene da aggiungere.

Inoltre, l’ascesa dei Titani e successivamente degli dei Olimpi, quelli di cui parliamo in questo articolo, come descritto nella rivolta di Crono contro Urano e poi di Zeus contro Crono, mostra un desiderio di nuovo controllo e dominio, riflettendo una svolta verso una società più gerarchica e centralizzata.

Nel contesto moderno, questo conflitto tra archetipi e stereotipi diventa evidente quando esaminiamo come le dee e gli dei interni influenzino uomini e donne in una cultura patriarcale. Ogni dea e ogni dio, con i suoi aspetti positivi e negativi, può sostenere il benessere o causare malessere, a seconda di come viene attivata o repressa dalla cultura dominante.

Ad esempio, un uomo con un forte archetipo di Efesto, dio del fuoco, della metallurgia, della forgiatura, può trovarsi in conflitto se cresciuto in un ambiente che valorizza principalmente l’archetipo di Zeus, che non lo ama anche a causa della sua imperfezione (è diventato zoppo), enfatizzando ruoli tradizionalmente dominanti come il comando e il controllo.

Questa tensione interna può portare a una crisi personale, ma anche a una profonda trasformazione quando la persona diventa consapevole dei propri archetipi e impara a integrarli consapevolmente. La comprensione e l’accettazione di questi archetipi interni non solo aiutano l’individuo a realizzare il proprio potenziale ma possono anche promuovere un cambiamento sociale verso un equilibrio più giusto e armonico tra i generi.

In definitiva, il lavoro di Bolen ci invita a considerare come l’integrazione consapevole degli archetipi possa non solo risolvere conflitti interni ma anche guidare una trasformazione collettiva verso una società in cui il patriarcato e il matriarcato possano trovare una nuova sintesi, rispettando e valorizzando la diversità e la complementarità dei ruoli e delle energie maschili e femminili.

Gli dei dentro l’uomo (o la donna)

Per cominciare la loro descrizione, è importante comprenderne la genealogia, ossia come nascono e le relazioni che li generano. I primi tre dei, Zeus, Poseidone e Ade, sono figli di Crono e Rea. Sono, quindi, fratelli e si sono divisi i mondi dopo aver rovesciato il padre Crono e i Titani.

Questo trio di fratelli rappresenta le figure dominanti che governano differenti regni del cosmo nella mitologia greca:

  • Zeus diventa il sovrano degli dei e il padrone del cielo.
  • Poseidone riceve il mare come suo dominio.
  • Ade viene assegnato il mondo sotterraneo, o l’oltretomba.

Questo schema di divisione dei regni è fondamentale per l’ordine cosmico nella mitologia greca. I tre fratelli non solo dividono i regni tra loro, ma anche stabiliscono un equilibrio di potere che definisce le loro relazioni e interazioni future.

D’altra parte, gli altri dei, Apollo, Ermes, Ares, Efesto e Dioniso, sono figli di Zeus (con l’eccezione di Ares, che è figlio sia di Zeus che di Era). Essi rappresentano vari aspetti della vita e del cosmo, estendendo l’influenza di Zeus attraverso diverse sfere della realtà:

  • Apollo e Dioniso sono figli di Zeus con differenti madri mortali o divine, e rappresentano rispettivamente la luce e la conoscenza, e il vino e l’abbandono.
  • Ermes è il figlio di Zeus e Maia, una delle Pleiadi, e agisce come messaggero degli dei e protettore dei viaggiatori e dei commercianti.
  • Ares, figlio di Zeus ed Era, è il dio della guerra, rappresentando la violenza e il coraggio bellicoso.
  • Efesto, anch’egli figlio di Zeus ed Era secondo alcune versioni, è il dio del fuoco e della forgiatura, noto per la sua maestria artigianale e ingegnosità.

La genealogia di questi dei illustra come Zeus, in particolare, estenda la sua influenza attraverso numerosi aspetti della cultura e della società greche, attraverso i suoi figli, ognuno dei quali governa un differente aspetto del mondo e delle esperienze umane.

Ora, possiamo entrare nella descrizione di ciascuno di loro per comprenderne il significato, aspetti positivi, negativi e un mito più significativo:

Zeus

  • Descrizione: Zeus è il dio del cielo e il sovrano degli dei dell’Olimpo, conosciuto per la sua autorità e capacità di comando.
  • Positivo: Leader carismatico, protettore della giustizia e dell’ordine, dotato di grande forza e potere.
  • Negativo: Tende a essere dominante, manipolatore e infedele nelle relazioni personali.
  • Mito più significativo: Zeus è famoso per aver guidato i suoi fratelli nella Titanomachia contro i Titani, stabilendo così il dominio degli dei olimpici e imponendo un nuovo ordine sull’universo.

Poseidone

  • Descrizione: Dio del mare, dei terremoti e dei cavalli, Poseidone è una figura potente e imponente nella mitologia greca.
  • Positivo: Creatore di nuove isole e calmante delle acque, protettore dei marinai e degli abitanti del mare.
  • Negativo: Notoriamente irascibile, i suoi accessi di collera possono portare a tempeste e terremoti devastanti.
  • Mito più significativo: Poseidone contende con Atena per il patronato della città di Atene, perdendo la disputa quando offre agli abitanti una fonte d’acqua salata, mentre Atena regala loro un ulivo.

Ade

  • Descrizione: Dio degli inferi e dei morti, Ade presiede il mondo sotterraneo, un luogo dove le anime dei defunti risiedono dopo la morte.
  • Positivo: Giusto e imparziale, mantiene l’ordine nell’aldilà, garantendo che le regole dell’Olimpo siano rispettate anche tra i morti.
  • Negativo: Rigido e inesorabile, la sua natura distaccata può apparire come mancanza di empatia e calore.
  • Mito più significativo: Il rapimento di Persefone, dove Ade la porta negli inferi per farla diventare sua moglie, portando alle stagioni della Terra a causa del dolore della madre di Persefone, Demetra.

Apollo

  • Descrizione: Dio della luce, della musica, della poesia, della profezia, e della medicina, Apollo è visto come l’emblema della bellezza e dell’armonia.
  • Positivo: Protettore delle arti e patrono dei poeti e dei musicisti, è anche un guaritore capace di prevenire malattie.
  • Negativo: Può essere vendicativo e orgoglioso, come mostrato quando viene sfidato o quando i suoi avances sono rifiutati.
  • Mito più significativo: L’uccisione del serpente Pitone, che Apollo uccise poco dopo la nascita, stabilendo il sito dell’oracolo di Delfi, un luogo sacro a lui dedicato.

Ermes

  • Descrizione: Messaggero degli dei, dio dei commercianti, dei viaggiatori, dei ladri e dell’ingegno.
  • Positivo: Astuto, ingegnoso e carismatico, facilitatore della comunicazione e protettore dei viaggi.
  • Negativo: Ingannatore e manipolatore, a volte usa le sue abilità per trarre vantaggio personale a spese degli altri.
  • Mito più significativo: La creazione della lira da una tartaruga, che poi scambiò con Apollo in cambio del suo caduceo, il bastone che permette a Ermes di viaggiare liberamente tra i mondi.

Ares

  • Descrizione: Dio della guerra, Ares rappresenta la personificazione della brutalità e del coraggio in battaglia.
  • Positivo: Coraggioso, protettore degli eserciti e simbolo di audacia e forza in combattimento.
  • Negativo: Spesso rappresentato come impulsivo e assetato di sangue, privo di strategie e a volte disordinato nelle sue imprese.
  • Mito più significativo: La sua cattura e imprigionamento in un vaso di bronzo da parte di due giganti, i gemelli Otos e Efialtes, che lo trattengono per tredici mesi finché non viene liberato da Hermes.

Efesto

  • Descrizione: Dio del fuoco, della metallurgia, e dell’artigianato, Efesto è noto per la sua abilità nell’arte della forgiatura e della fabbricazione.
  • Positivo: Estremamente creativo, innovativo e abile nel creare armi e oggetti magici per gli dei.
  • Negativo: Spesso trascurato o respinto dagli altri dei a causa della sua zoppia e del suo aspetto meno attraente.
  • Mito più significativo: La creazione della sua officina sotto il monte Etna e la fabbricazione di oggetti meravigliosi come la rete invisibile utilizzata per catturare Afrodite e Ares in flagrante adulterio.

Dioniso

  • Descrizione: Dio del vino, della viticoltura, della fertilità e del teatro, Dioniso è associato all’estasi e alla trasgressione dei limiti ordinari della vita.
  • Positivo: Promotore di gioia, liberazione e commistione tra il divino e il mortale attraverso i misteri dionisiaci.
  • Negativo: La sua propensione al caos e all’eccesso può portare a comportamenti distruttivi e alla perdita del controllo di sé.
  • Mito più significativo: La sua nascita da Zeus e da una mortale, Semele, e il suo viaggio attraverso il mondo per introdurre il culto del vino, spesso accompagnato da resistenze e trasformazioni miracolose.

Questi profili offrono una visione della complessità degli dei della mitologia greca e del loro impatto sugli archetipi maschili, come esplorato da Bolen nel suo lavoro.

Ognuno di questi archetipi illustra aspetti diversi della psiche maschile e può manifestarsi in vari modi a seconda delle circostanze della vita e delle esperienze personali. La Bolen usa questi archetipi per aiutare gli uomini a comprendere meglio se stessi e per incoraggiare una maggiore integrazione delle diverse parti della loro psiche.

Cosa mi porto a casa

La conoscenza degli archetipi degli dei della mitologia greca, come esplorato da Jean Shinoda Bolen in “Gli dei dentro l’uomo”, ci offre una preziosa chiave di lettura per comprendere le dinamiche profonde della psiche maschile e la sua interazione con la società (patriarcale) in cui si è immersi.

Questi archetipi non solo arricchiscono l’autoconsapevolezza degli uomini (e anche delle donne che potrebbero scoprire parti di sé e parti nascoste degli uomini della loro vita), ma illuminano anche il cammino verso una maggiore armonia tra maschile e femminile, sia a livello individuale che collettivo.

Io credo ancora di più nell’importanza di trovare grazie a letture come questa un potenziale punto di equilibrio armonico che potrebbe essere raggiunto grazie a questa maggiore consapevolezza. Comprenderci maggiormente e comprendere meglio l’altro può liberarci dagli stereotipi e permettere di investire sui nostri archetipi, sfruttandoli per il loro potenziale positivo.

L’integrazione degli aspetti rappresentati da questi dei può servire come modello per bilanciare le forze del patriarcato e del matriarcato nella società moderna. Ogni dio incarna qualità uniche che, se valorizzate e integrate nel tessuto sociale, potrebbero contribuire a un equilibrio più giusto e paritario.

Per esempio, la forza e la leadership di Zeus, la profondità e la riflessione di Ade, o la creatività e l’ingegnosità di Efesto, possono essere viste come complementari piuttosto che antagoniste alle qualità tradizionalmente valorizzate in contesti matriarcali e potrebbero essere attivate anche nel lato maschile delle donne che conosciamo.

Quando facciamo formazione e coaching, per esempio, abbiamo, invece, una parte del Dio Efesto attiva in noi. E non dobbiamo vergognarci perché nessuna legge vieta o trova sbagliato avere attenzione all’altro, avere cura dell’altro, essere ingegnoso. Siamo molto di più di quanto immaginiamo. Basta esserne consapevoli.

C’è un ulteriore aspetto che tengo molto a sottolineare. Riconoscere e valorizzare questi archetipi maschili aiuta a contrastare gli stereotipi riduttivi e promuove un riconoscimento più ampio dei contributi degli uomini in tutti gli aspetti della vita e migliora le loro relazioni con il mondo esterno e interno.

La consapevolezza e l’apprezzamento di queste dinamiche non solo favoriscono l’equità di genere ma arricchiscono anche la cultura e la società, offrendo nuovi modelli di leadership, di collaborazione e di convivenza.

In definitiva, comprendere e integrare gli insegnamenti derivati dagli archetipi degli dei può guidare verso una società in cui il valore dell’individuo non è determinato dal genere, ma dalla ricchezza delle sue qualità interne.

Nella parte finale del libro, infine, la Bolen cita un esperimento molto interessante che può dare un indirizzo interessante al lavoro che “dobbiamo” fare per realizzare questa auspicabile danza uomo donna nella società.

Si tratta di uno studio condotto da ricercatori giapponesi negli anni ’50 sull’isola di Koshima. Durante questo studio, scimmie di macachi furono osservate mentre imparavano a lavare le patate dolci nella sabbia.

Questo comportamento, iniziato da una giovane scimmia, si diffuse rapidamente all’interno della popolazione dell’isola anche nelle isole che non avevano avuto contatti con il primo gruppo di scimmie che aveva iniziato questa nuova usanza.

Rupert Sheldrake ha utilizzato questo esempio per illustrare la sua teoria dei campi morfogenetici, suggerendo che una volta che un numero critico di individui adotta un nuovo comportamento, questo si diffonde più facilmente ad altri membri della specie, anche in assenza di contatto diretto.

La Bolen suggerisce di ispirarci al funzionamento del campo morfogenetico per cambiare la nostra cultura facendola migrare da Patriarcale a danzante ed equa. Solo grazie a un numero di individui molto ampio che decide di investire energia in una nuova consapevolezza può cambiare radicalmente la nostra società attuale verso quella che vorremmo far vivere ai nostri figli e figlie.

Solo insieme possiamo far vincere questo approccio che non solo mitiga la lotta tra i sessi ma favorisce un dialogo costruttivo che celebra la diversità come forza e come opportunità di crescita collettiva.

Per tutte queste ragioni, credo che sia importante che diventi anche quest’opera un libro Cult e che contribuisca a generare la massa critica di persone che possano morfogeneticamente cambiare il mondo rendendolo davvero più equo.

Ringrazio moltissimo le persone che me l’hanno fatto scoprire e che mi hanno così permesso di mettermi in discussione e di trovare nuovi punti di vista sulla mia identità e sulle mie dinamiche interne e avvicinarmi a comprendere anche quelle degli uomini che sono attorno a noi.

Auguri un buon viaggio mitico a tutti coloro, uomini e donne, che decideranno di entrare nel magico mondo di “Gli dei dentro l’uomo”. Non so cosa troverete, ma sicuramente ne uscirete molto cambiati e contribuirete al cambiamento morfogenetico del mondo.

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