Competenze social ed emozionali: due punti di vista nel mondo della libera professione e non solo

Competenze social ed emozionali: due punti di vista nel mondo della libera professione e non solo

Spirale in crescita

Quanto conta lo sviluppo del proprio talento nella propria vita personale e professionale?

Quanto tempo e denaro investiamo per crescere e sviluppare le nostre potenzialità?

Quanto tempo dedichi a attività di divulgazione?

Lo Stato dell’Arte

La vita di una persona è fatta di tantissimi elementi. Attività, divertimenti, emozioni, sport, lavoro, post, condivisioni, baci, abbracci, viaggi …

La comunicazione è trasversale a molti di essi e ci permea da quando siamo in fasce. All’inizio c’era il pianto. Ai bambini non servono gruppi Whatsapp, né post su facebook, né fanno ricerche su Linkedin 😊. Esprimono i loro bisogni urlando e facendo sgorgare sonore lacrime.

Non tutto però è rimasto uguale. La comunicazione si è evoluta. Anzi i mezzi per comunicare si sono evoluti.

La comunicazione all’interno di una giornata tipo

Nell’arco della vita, le nostre capacità di comunicazione evolvono. E così anche i mezzi con cui possiamo esprimerci. Oggi abbiamo, così, tantissime forme di comunicazione che quando io ero piccolo non potevo nemmeno sognarmi.

Prendiamo una giornata tipo. Ci si alza dal letto e si comunica con se stessi (o capita solo a me? 😊). Poi si saluta con un bel sorriso le prime persone che incontriamo e, magari, dedichiamo loro un dolce “buongiorno”.

In seguito, rilassati davanti a un buon caffè, iniziamo a maneggiare il nostro telefonino e lì inizia una danza che ha dell’incredibile. Si attiva una droga davvero potente.

Scriviamo un semplice messaggio whatsapp agli amici, ai genitori, ai propri partner, agli amanti. E poi attendiamo la risposta continuando a sbirciare sullo schermo per verificare se ci hanno risposto.

Pare sia colpa del rilascio di dopamina (un neurotrasmettitore capace di farci sentire la sensazione di piacere) che è connessa al piacere di ricevere un feedback.

A volte, si degenera nello “stalking”. Come all’interno di alcune chat della scuola o dei gruppi di calcetto, calciotto, dei gruppi di progetto

Insomma, oggi giorno, se non hai almeno 50 gruppi Whatsapp non sei più nessuno. 😊

Per non parlare, poi, degli altri Social Network 😊

Twitter e altri social

I Social Network nella vita di tutti i giorni

Lo stesso Donald Trump, per le sue relazioni diplomatiche (si fa per dire 😊), sceglie di farsi guidare da Twitter e dai suoi 280 caratteri. 😊 Qualcun altro preferisce, invece, postare una foto “semplicemente” perfetta, figlia di infiniti filtri super, su instagram e condividerla su Facebook.

Altri ancora trovano spazi di comunicazione su Linkedin, magari per postare un articolo su nuovo trend. Nuove tecnologie, nano tecnologie, studi scientifici sugli argomenti lavorativi o pseudo lavorativi più disparati.

Anche la conferenza che stiamo organizzando e per cui nasce questo articolo è stata condivisa a voce con le persone più vicine e, allo stesso tempo, sui Social per diffondere l’evento in modo massivo grazie ai potenti clic dei social network. Una volta raggiungere lo stesso numero di persone sarebbe stato impossibile.

Brand Manager di noi stessi

È come se fossimo diventati tutti dei “brand manager di noi stessi”. Peccato che un brand manager di prodotto di solito abbia fatto un percorso di studio per svolgere la sua attività.

Mentre noi nuovi “brand manager di noi stessi” improvvisiamo e proseguiamo per prove ed errori. Il problema dei social è che ogni prova, ogni errore, rimarrà nel tempo e farà parte della nostra impronta social.

Non a caso, anche i selezionatori stanno sempre di più analizzando anche gli scambi che avvengono sulle principali piattaforme per poter scegliere il profilo giusto per una posizione lavorativa che devono cercare di ricoprire.

Nel libro “I Social Network per il libero professionista”, Daniele Gregori racconta un fatto molto particolare. Un caso che sicuramente farà discutere. In Cina, persone con bassi punteggi nel “Social Ranking” (una sorta di graduatoria della presenza sui social), non potrà viaggiare su treni e aerei.

Si parla anche della possibilità di vedersi negare addirittura un mutuo per una valutazione troppo bassa, rispetto agli standard richiesti.

Qualcuno potrebbe obiettare e, magari, indignarsi, ma nella realtà è una sorta di ritorno al passato. Infatti, una volta, i mutui venivano dati solo a persone che appartenevano e partecipavano attivamente alle comunità sociali: Chiesa, Comune, Rotary, Lions, …

Mentre i meno conosciuti, quelli che non si permettevano la possibilità di partecipare alla vita sociale, purtroppo vedevano rifiutate, con maggiore probabilità, le loro richieste.

Stare sui Social ha più implicazioni di quanto ci si possa immaginare.

Il potere delle competenze emotive

In questo “mare magnum” di cambiamenti, la consapevolezza di sé e delle nostre interazioni con il mondo esterno diventa fattore chiave e distintivo. I nostri successi diventano così planetari, ma anche le nostre “grezze” (brutte figure) fanno il giro del mondo in pochi istanti.

Così, da un lato, diventa utile e importante scoprire quali siano i passi più efficaci per stare nel web. Dall’altro, serve domandarsi realmente chi siamo per non farlo venire fuori casualmente attraverso il filtro di uno schermo.

Quante volte abbiamo letto i commenti di qualcuno e abbiamo pensato “Non può essere lui!!! Chissà che gli è preso …” o “Caspita, che bel pensiero che ha avuto, non me l’aspettavo che la pensasse così”. Chiaramente, non c’è differenza tra maschi e femmine. La confusione è al di fuori della lotta di genere.

Sembra strano, ma sul web diventiamo, a volte altri da noi. O forse sveliamo solamente una parte di noi che altrimenti non prenderebbe mai la luce.

Non entro nel merito se questa parte sia bella o brutta. A volte può essere in un modo, altre volte in un altro. Il problema è come scoprire chi siamo prima che lo scopra il mondo intorno a noi e ce lo butti addosso con tutta la sua forza.

Domande

Perché le competenze emozionali

Qui, mi vengono in aiuto le competenze emozionali. Questi strumenti sono diretti allo sviluppo dei talenti delle persone. Lo scopo è partire dalla consapevolezza di se stessi per poi entrare nella dimensione della relazione con il mondo.

Per cominciare un qualunque processo di sviluppo è importante definire in modo specifico i nostri obiettivi e i risultati che ci aiuteranno a capire quando il nostro percorso potrà essere considerato nella giusta direzione. Le mete guidano i comportamenti che decidiamo di adottare.

A dirsi sembra una “roba” fredda. Da perfetti calcolatori. In realtà, significa orientare ogni azione che compiamo verso un obiettivo per noi importante, evitando di disperdere le energie in azioni distraenti e futili.

Vale per la vita reale come per la vita in rete. Immaginiamo di fare un salto in avanti di 20 anni e di pensare che un figlio, un nipote, una persona per noi importante possa rileggere la nostra impronta in rete. Cosa ne trarrebbe di noi? Cosa vedrebbe?

Gli auguri per le festività, i commenti sulla politica, il nostro essere sportivi o meno, le nostre citazioni, la nostra arte di vendere su facebook o altri social, la nostra assenza, i nostri gusti in fatto di pagine cliccate.

È quello che vogliamo trasmettere? È quello per cui vogliamo essere ricordati?

La propria immagine di sé

A me personalmente queste domande hanno fatto riflettere. Non perché non voglia far uscire “Fabio vero”, ma perché volevo capire prima chi fosse, cosa volesse essere e come volesse gestire questa enorme mole di informazioni prodotte all’interno di questi mondi virtuali.

Nei percorsi di coaching sulle competenze emozionali, lavoriamo spesso sul chiarire gli “obiettivi nobili”. Questi ultimi, in pratica, costituiscono il DNA dell’immagine di una persona.

Un’immagine che si porta dietro i valori, tutto ciò che per noi è realmente importante e i toni con cui può essere meglio espressa. Vogliamo risultare simpatici, dolci o professionali? Ognuno di questi toni può essere quello giusto. Dipende da ciò che realmente vogliamo.

Solo dopo esserci chiariti le idee sul nostro essere, può essere più semplice farla venire fuori in modo che sia coerente e autentica anche nel mondo dei Social Network.

È come scegliere un proprio stile di vestiario. Stabilita la linea, gli acquisti successivi divengono più facili.

Esiste una competenza che mi ha aiutato e che aiuta chiunque voglia progettare il proprio personal branding di rete. Si chiama “Utilizzare il Pensiero Sequenziale”. Quando si ha chiaro in mente e nel cuore una meta, ogni azione, ogni comportamento può essere facilmente valutato rispetto al contributo che esso possa dare.

Questa capacità di pianificare bene i comportamenti e i relativi impatti può farci aggiungere un emoticon per chiarire ciò che stiamo dicendo o ci può addirittura far cancellare un messaggio quando ci rendiamo conto che può far male a qualcuno dei nostri lettori.

Questo obiettivo può essere di lavoro, ma anche familiare. L’importante è che sia qualcosa per cui ci batta forte il cuore e per cui nostri neuroni si sentano davvero attivati.

Locandina Regione Lazio

Conclusioni per una comunicazione 5.0

Oggi, la comunicazione è molto più complessa di una volta. I linguaggi, i mezzi, gli ambienti sono totalmente cambiati. Le competenze con cui siamo cresciuti nel passato non sono più sufficienti e le persone per vivere prendendo decisioni sostenibili nel tempo hanno bisogno di nuovi strumenti.

Se già nel passato poteva essere importante aver chiaro chi fossimo e quale fosse nostro posto nel mondo, oggi, è ancora più importante. I riverberi della nostra immagine si diffondono molto oltre i confini percettivi del nostro corpo e lasciano tracce indelebili.

Integrazione

Tutto ciò non è valido solo nel mondo del lavoro. Anche la nostra vita personale ne è impattata. È per questa ragione che queste due opere possono essere lette insieme vedendone delle incredibili sinergie.

“Come l’acqua”, attraverso il viaggio di Andrea, vuole instillarci la curiosità di comprendere le nostre priorità, i nostri obiettivi di lungo periodo. Solo grazie ad essi possiamo dare coerenza alle nostre azioni, alimentando un senso di responsabilità verso la costruzione di un proprio benessere nel tempo.

Questo benessere emotivo non è un fattore magico che ci capita per caso, non è figlio di ciò che ci accade, ma è frutto delle nostre interpretazioni di ciò che ci accade e delle competenze che, con impegno, abbiamo acquisito e dei talenti che grazie all’allenamento abbiamo fatto esplodere.

“I social network per il libero professionista” invece ci guida nell’acquisire le competenze chiave per gestire efficacemente la nostra presenza sui Social Network. Conoscere le regole può avere due vantaggi.

Può farci scegliere di evitarli perché non siamo disponibili a negoziare con noi stessi e con i nostri valori. O può insegnarci a costruire un’immagine sui social che sia coerente con quella che abbiamo disegnato nella vita reale.

Come spesso accade, la forza più profonda sta nell’integrazione dei fattori. E questi due libri anche se non toccano ufficialmente lo stesso argomento, riescono ad essere più forti insieme.

Grazie Daniele Gregori per avermi ispirato questa riflessione e per aver condiviso il tuo sapere in modo semplice e piacevole.

Fabio

#Connectance #LearningBySharing #Talento #ComelAcqua #ISocialNetworkPerILiberoProfessionista

PS: per chi volesse prenotare un posto per l’evento, seguite questo link: https://goo.gl/wRNA68 Vi aspettiamo!!!!

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